Qualche anno fa un'azienda con centinaia di sedi ci scrisse: BeeBEEP aveva intasato la loro rete. Le sedi non potevano parlarsi tra loro, ma ogni BeeBEEP continuava a vedere tutti gli altri, e continuava a provare a collegarsi a persone che non avrebbe mai raggiunto. Da quella storia viene la lezione su cui si regge questa parte del nuovo BeeBEEP: vedere qualcuno in rete non significa poterlo raggiungere.
Misurato, non immaginato
Questa volta niente è lasciato alle supposizioni. Un banco di prova avvia centinaia di BeeBEEP su una sola macchina e misura tutto: quanti byte invia ciascuno, quante connessioni apre, quanto impiega un nuovo arrivato a vedere tutti gli altri. Ogni modifica viene misurata prima e dopo, su una rete di dieci come su una di centinaia.
Cosa è cambiato
- Silenzio quando non succede niente. I BeeBEEP si scambiavano di continuo l'elenco completo di chi è in linea. Ora ne confrontano una breve impronta e inviano l'elenco solo quando qualcosa è diverso: in una rete tranquilla di 200 utenti quel traffico è sceso da circa 10 kilobyte al secondo per ogni computer a pochi byte.
- Chiamate con buone maniere. Ogni tentativo di connessione ha un motivo, un budget e un limite. Un tentativo fallito viene ripetuto dopo pause sempre più lunghe, e BeeBEEP ricorda quali parti della rete non rispondono, invece di bussare per sempre alla stessa porta.
- Folla benvenuta. Nella prova in cui 300 utenti si collegano uno dopo l'altro allo stesso collega, prima di questo lavoro ne entravano 24 e poi si bloccava tutto. Ora entrano praticamente tutti.
- Buongiorno e arrivederci. Ogni BeeBEEP si annuncia con un messaggio firmato, e saluta quando si chiude. Uno che sparisce senza una parola, un portatile chiuso o un cavo staccato, viene notato entro un minuto.
In un ufficio di dieci persone tutto questo non si vede, ed è proprio questo il punto: BeeBEEP resta rapido come oggi in un piccolo ufficio, e continua a funzionare quando l'ufficio diventa un'azienda.
